Recensione del libro di Eula Biss – ON IMMUNITY (by Sara Letardi)

31 Ago Recensione del libro di Eula Biss – ON IMMUNITY (by Sara Letardi)

Sara Letardi ha recensito il libro di Eula Biss di cui RIV si è occupata in passato.

Riportiamo la traduzione integrale della recensione che QUI potrete trovare nella versione originale pubblicata su ASSET (in inglese).
E una gran bella notizia in aggiunta: il libro in questione, al momento solo in inglese, sarà presto disponibile anche in italiano! nel frattempo ecco la recensione…

 

RECENSIONE IN ITALIANO

On Immunity: An Inoculation

di  E. Biss

recensione di Sara Letardi

Come altre mamme, ho iniziato a conoscere il mondo delle vaccinazioni con la nascita della mia prima figlia. Prima di allora ne avevo una ricordo antico ed una percezione come di una delle tante tappe ineluttabili dell’infanzia. Fu soprattutto frequentando i forum di mamme (del mondo prima dei social) che scoprii che quella che io pensavo fosse una “non questione” era in realtà un argomento in grado di alimentare le discussioni più accese, con combattimenti a colpi di dati dall’una e altra parte e scomuniche reciproche. Il mondo dei genitori si era improvvisamente diviso tra i vaccinatori e gli “anti-vax”, come iniziammo a chiamarli in seguito. Se dovessi definire con un aggettivo quelle discussioni userei il termine “estenuanti”.  Il mio primo approccio, avendo una formazione scientifica alle spalle, fu quello di portare dati a riprova dell’efficacia delle vaccinazioni. E poi dati sulla bassissima incidenza delle reazioni avverse. E poi dati sul bilancio costi/benefici. E poi dati sull’andamento epidemiologico delle malattie. E poi dati di mortalità. E poi…  e poi mi resi conto di come le emozioni in gioco, di cui la più forte: “proteggiamo i nostri figli”, azzerassero qualunque tentativo di riportare il dibattito su un piano razionale.

Ero quindi in trepida attesa di una narrazione che mi mettesse in contatto, al di là delle oggettive evidenze scientifiche, con il mondo emotivo  di “quelli che non vaccinano”, genitori che empaticamente sentivo vicini ma che razionalmente non riuscivo a comprendere. Mi mancava l’anello di congiunzione tra i due mondi o una chiave di lettura che mi permettesse di decifrarne le posizioni.

Il libro di Eula Biss si è presentato subito con le caratteristiche giuste: scritto non da un medico ma da una madre, non per convincere ma per empatizzare, non per colpevolizzare ma per sollevare dubbi ed esplicitare paure.  Come dice ad un certo punto del libro, l’autrice percepisce un disagio alla richiesta di schierarsi dall’una o dall’altra parte proprio perchè la sua visione della realtà non è duale. Non si riconosce nelle antitesi che ci vengono presentate da un certo modo di leggere la società (naturale/artificiale, puro/contaminato, madri emotive/pediatri razionali) perchè in qualche modo rifiuta la metafora della guerra che le sottende. Da notare, inoltre, che il riconoscere queste metafore e il presentarne altre meno “violente” è alla base del successo delle medicine alternative, come vedremo anche in seguito.

Nel suo saggio, l’autrice ci presenta il mondo attraverso i suoi occhi e ci offre una chiave di lettura della società in cui è immersa. Anche se oltreoceano, possiamo riconoscerci in alcuni tratti comuni: un senso amplificato sia di ciò che posso (devo?) fare per proteggere mio figlio sia, contemporaneamente, il senso di impotenza di fronte al fato; la competizione che serpeggia  tra le  mamme, in cui si gareggia a chi ne sa di più sugli argomenti caldi e vanta un lessico tecnico e  inaccessibile (io l’avrei definito un manzoniano latinorum);  l’idea che percepiamo noi stessi  più come “vulnerabili” nei confronti di qualcosa ogni volta diverso  che come potenziali veicoli di malattie.

Nella sua interpretazione della realtà,  utilizza figure mitiche per spiegare i nostri sentimenti nei confronti delle vaccinazioni; come Dracula, che, mentre succhia il sangue degli innocenti, infetta con il suo morso, emblema della siringa che, affondando il suo aculeo,  contamina i “puri”.

L’interessante lettura, che ci offre la Biss è, inoltre, nell’analisi del linguaggio che,  di nuovo, sottintende delle metafore.  Spiega, infatti che ciò di cui abbiamo bisogno è di qualcosa che parli alle nostre sensazioni. Per cui, come nel caso delle medicine alternative, se ci sentiamo intossicati, cerchiamo qualcosa che ci purifichi, se ci sentiamo inadeguati, qualcosa che ci rafforzi, e così via. In sintesi, quando ci sentiamo male desideriamo qualcosa che sia assolutamente “buono”.  La maggior parte dei preparati farmaceutici, ci spiega, sono sia buoni che cattivi (è la dose che fa il veleno) ma quando cerchiamo qualcosa che ci dia conforto, desideriamo qualcosa che sia “naturale” in quanto si è ormai affermata l’equivalenza tra naturale e buono. Lo sanno bene i pubblicitari, più viviamo in un mondo tecnologico, più  cresce il desiderio e il valore di ciò che è “incontaminato”, primordiale, bio.

Permettere quindi ai bambini di sviluppare l’immunità in modo “naturale”, senza interventi esterni, appare promettente e affascinante.

I vaccini, in realtà, risponderebbero esattamente a questo criterio, essendo la via protetta e controllata  per istruire il sistema immunitario nei confronti di determinati agenti patogeni.  Il virus  è addomesticato “artificialmente” ma la risposta del sistema immunitario è assolutamente “naturale”, essendo sollecitata all’interno del corpo umano e non in un’azienda farmaceutica.   L’unico aspetto non naturale dei vaccini è che non causano la malattia, come il “vero” virus.  Ovviamente questo è precisamente il loro scopo ma questo meccanismo viene spesso additato dai non vaccinatori come accusa di procurare un’immunità meno efficace. Da un lato quindi non si vaccina per paura che l’iniezione possa contaminare il proprio bambino e dall’altra perché comunque la risposta immunitaria, non naturale, sarebbe per questo meno efficace.

Proseguendo la lettura, la Biss evidenzia come si abbia la percezione che i vaccini siano per quelli “non come noi”,  includendo di volta in volta categorie diverse: gli immigrati, le persone con comportamento a rischio, i più poveri. In realtà ciò che nasconde questa posizione è la percezione di se stessi come di “quelli che fanno le cose giuste” e degli altri come di sbagliati o, al massimo “inconsapevoli”. Non si percepisce il proprio stato di salute come protetto anche dall’immunità di gregge e per questo non si vuole contribuire all’altrui protezione. Ma la società è interconnessa e dal benessere degli altri dipende il nostro benessere, in modi che spesso sfuggono alla nostra percezione. Per cui, semplificando l’esempio, può capitare che il bambino completamente   vaccinato della classe media vada a colmare l’incompleta vaccinazione del bambino povero, ma a loro volta,  le vaccinazioni dei poveri proteggeranno i bambini non vaccinati delle classi più agiate.

Dalla lettura del libro della Biss è cambiata la percezione che ho di me stessa e del mio ruolo nella società. Il confine tra me e gli altri risulta essere più sfumato, gli altri sono “diversi” e, in qualche modo, sono “me”.  Questa percezione, suggerisce, affiora anche durante la gravidanza,  il corpo in qualche modo non è  più “solo” mio e i suoi confini hanno maglie più larghe di quel che potessi immaginare. Ma proprio durante il parto, quando la violenza dell’invasione altrui diventa più forte, si intuisce che questa interdipendenza è meravigliosa e portatrice di vita.

Si può dire, continuando con l’uso delle metafore, che la parola “uomo” venga, alla fine, più propriamente sostituita dalla parola “umanità”: io vivo perché altri vivono e affinchè possano vivere.

 

Sara Letardi

 

Sara è mamma di 3 bambini, ha una laurea in fisica, lavora presso un ente pubblico (informatica a promozione della cultura scientifica ) ed ha scritto 2 libri per neo genitori editi dalla Bonomi.

Nessun Commento

Post A Comment

Facebook IconYouTube IconTwitter Icon

Send this to a friend